Happy BORDEL, Mr President

…CANALE SEVENTY FIVE….

 

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No non è una disdicevole dimenticanza, tutt’altro.

Vorrei essere (per una volta) il primo; si insomma giocare con quel PELO ( e so di fare cosa lieta Mr President ad utilizzare tale sostantivo) d’anticipo. Vorrei congratularmi  con lei e augurarle per il prossimo 29 di settembre i miei più sinceri e cordiali auguri.

Da interista non avvezzo al primato, dunque perennemente secondo e portato come lei ben sa ad aiuti e favoritismi arbitrali che in caso di dubbi riceviamo; desidero per una volta cogliere il mondo intiero in contropiede e approffitare dell’occasione di augurarle un buon prossimo compleanno.

Sentendomi a lei molto vicino e nel suo operato e nelle sue mansioni pubbliche, così degnamente e professionalmente svolte, ritengo a ragion veduta di asserire che ho molto a QUORUM tutto ciò che la riguarda. La salute, la sua Cavaliere, in particolare.

Pensi che ogni santa mattina e di buon ora scandaglio in lungo e in largo ogni singola farmacia della città, Milano, ovviamente. Anche quelle ai confini del Regno, sino all’estrema periferia più perigliosa..

Lo so è questo lavoraccio arduo e duro… Ma sincero…Presidente..

Stilo statistiche per verificare eventuali suoi illustri passaggi.

I tempi che corrono, e lei ne ha ben donde, sono oscuri: quasi un’età di mezzo sui GENESIS come direbbe il figlio del suo pro-console a MIlano…

E allora è mia premura accertarmi che nulla venga leso o compromesso del suo operato. Nè singola malattia. Nè banali dissenterie e/o pericolose e nefaste influenze di origine bolscevico-sovietiche…Il nemico sempre all’erta si prodiga in tal senso, ungendo al suo regio passaggio. Mettendo in diffusione microbi comunisti  di micidiale portata. Virus letali e di sinistra. Contagiosi.

Si copra Presidente. Prenda le dovute e necessarie precauzioni…

L’inverno di stenti e affanni è prossimo…

Io nel mio piccolo le sarò vicino. Sento di potere affermare che MI SENTO MOLTO VICINO…a lei..

Ma non troppo, ecco non troppo…E in ogni caso Presidente ( non la prenda a male) preferirei starle dietro..Così, PRO-FORMA…

 

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Auguri Mr President…

 

 

 

UNA STORIA

…DICIASSETTE ANNI FA’…

Oggi è un giorno in più. Un giorno in più, di un anno in più.

Per tanti un giorno come altri; per me un giorno particolare.

Ogni anno ( finchè sarà possibile ) si aggiunge una primavera.

Gli amici, i familiari più stretti. La compagna di una vita. Tutti a gratificare questo intimo momento. Tutto molto bello.

E’ anche però un giorno per certi aspetti triste e malinconico.

Forse perchè vorresti che a farti gli auguri ci fossero anche le persone che si sono “perse” strada facendo.

Penso a mio padre..

Questo post è a lui dedicato, ovunque lui sia in questo preciso momento.

Anche se una mezza idea, avendo conosciuto il suo folle innamoramento per la BENEAMATA, ce l’avrei: e così mi piacerebbe immaginare che ora si trovi nei pressi di Milanello, lui, Giacinto e Peppino, pronti a tramare. Pronti, perchè no, a gufare contro i nostri AMATI-ODIATI cugini…

Tre punti essenziali.

Per raccontarlo.

Per spiegare come nasce un’AMORE calcistico.

Tre date, due ben dislocate nel tempo, una che si è ben diluita nell’arco di due stagioni, molto, molto lontane nel tempo.

Tre episodi ASSOLUTAMENTE veri, reali. Niente fiction o abomini similari.

1

18/11/1973

Vivevo con la Curva Sud sotto di me: un’intero condominio di milanisti.

Mio padre unico a tenere alta la guardia. Unico a difendere i nostri colori. Si mio padre. Io NO…Io mezza-seghetta alle prime armi venivo regolarmente assoldato al nemico da uno stuolo di parenti-serpenti che approffittavano di me: 250£ alla settimana per indossare la maglia numero 10 di Giannino Rivera ed entrare in casa gridando l’INNOMINABILE.

Con gli occhi fuori dalle orbite il pover’uomo subiva contraccolpi psicologici di una tale e inaudita violenza da fargli ribollire stomaco e budella. Così per settimane, mesi, ma non anni. No, questo, no.

Prima o poi il GOLPE diviene forma necessaria per RISTABILIRE un regime…

E infatti..

Al raggiungimento della mia “maggiore” età (quantomeno quella ritenuta da mio padre) cioè a sei anni compiuti lo stesso mi barda di tutto punto.

Cappotto, guanti, sciarpa e via verso San Siro.

Un freddo becco. Io entusiasta di vedere lo STADIO…

Ore 14,30 di Domenica 18 Novembre 1973..

Inter vs Foggia

5-1

Ammetto che non fossi ancora una cima nel saper leggere correntemente…

Il tabellone (quello storico nero) di fronte a noi..

Il verde del prato e l’umido del cemento sotto le chiappe..

Poi uno, due, tre boati…

E quella gente, quei colori….quelle bandiere. Gli applausi..

E quegli altri..

Bene GLI ALTRI, vennero furbescamente e abilmente spacciati per la squadra di cui tanto ignobilmente osavo portare i colori…Solo per dispetto e perchè no per raccattare la mancia..

Boninsegna ne fece quattro…

Capii…e non smisi più…

2

Lavorava a San Siro, mio padre.

Culo al quadro per me….Entravo ogni domenica con lui…I primi anni bello pacioso mi assettavo in tribuna. Giunto all’età della ragione scalai con quelli di Milano Nerazzurra prima, Potere Neroazzurro, poi.

Per salire successivamente nella Nord…

Quante ne ho viste, quante NE ABBIAMO viste fratelli…

Erano anni dove l’uomo prevaleva sulla macchina…

Le righe del campo venivano tirate con le carriole riempite con gesso…

E questo era uno dei compiti svolti da mio padre…

Se non che…

Compito ingrato e fastidioso questa incombenza …soprattutto quando il turno corrispondeva con i match casalinghi del Milan..

E quì scatta il QUID..

Per circa due stagioni (B non inclusa!!) le righe, soprattutto quelle delle aree di rigore, erano più larghe di circa 10 cm…

La teoria è presto detta: un’azione della squadra avversaria sul limite dell’area che a quel punto, come dire, era un pò taroccata poteva incidere anche sull’andamento della partita stessa. Il contro era che di questa circostanza poteva usufruirne anche la succitata formazione meneghina.

Un rischio mirato, calcolato che però valeva la pena di sfruttare…

E credetemi qualche punticino le MERDE l’hanno perso per strada…

3

18/03/1981

Stella Rossa vs Inter

Quarti di Coppa Campioni.

Finì come doveva finire…Muraro segnò su rigore (1-1 all’andata).

L’Inter passò il turno salvo poi venire eliminata dalle Merngues…in semi.

Passo indietro, ora.

La partita si gioca nel primo pomeriggio al Maracanà di Belgrado..

Loro sono incazzattissimi (da tradizione)..Noi siamo leggermente cagati in mano.

L’aria a Belgrado è di quelle pesanti. Molto tesa.

La partita si avvicina. Cazzo c’è la diretta Rai. Un evento.

Problema. Oltre ad un padre, c’era anche una madre, che, guarda il caso,(proprio in quel preciso giorno e in quelle ore pomeridiane) era pronta per una bella siringata di anestetico causa operazione chirurgica.

Belli che vestiti e pronti ad uscire, direzione San Raffaele, la Tv si accende in maniera del tutto “fortuita”.

Le formazioni sono in campo. Scambio del gagliardetto. Stretta di mano canonica.

Fischio d’avvio….

Mio Padre:” cià (dunque trad.) se fèm..?..”

Io:”…almeno il Primo…”

Alle 17,00 del 18 Marzo 1981 entravamo nella camera ospedaliera di mia madre (INCAZZATA come una serpe, dunque viva, dunque vigile, dunque incazzata)

sfoderando ottimismo e tutti i denti a nostra disposizione.

Mia madre (povera) stava più che bene..

E l’Inter pure…

A MIO PADRE…

che veglia..su questi colori…

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