VINCENZINO E LA FABBRICA

SE ME LO DICEVI PRIMA

No dico vaccaloggiabrutaporca ma è questa la maniera di fare; senza un avviso, senza nemmeno una chiamata. Un essmemsese..si insomma un messaggio. Una meil..dai, se fa no inscì.

Brutto scherzo; roba da preti, quasi. Roba da milanisti furbi e scaltri. 

E adesso Ortica piange; Rogoredo è senza  “el so fioeu” più amato.

L’Idroscalo ha deciso di ritirare le acque per una settimana, in segno di lutto.

E le battone di Piola la daranno gratis, o in alternativa scatta il due per tre.

Insomma brutto colpo. Basso. Diretto. Un montante in pieno volto e KO servito alla prima ripresa.

Ti ricordo come vero e proprio maestro: di stile, di bontà. Di umorismo, cinico, gelido e tanto, tanto milanese.

Come quel giorno, fermata Duomo. Io trafelato e di corsa per ciapà la Rossa verso Loreto; te che al mio fianco cercavi disperatamente di timbrare, cosa non impossibile per mortali comuni, il biglietto. E’ bastato un attimo, uno stridere di voce, sbofonchiata e stridula. Tacccc, mi giro, te che mi guardi. Io che chiedo se posso aiutare e tu, (pieno inverno) che togli gli occhiali da sole Rajban montatura avvolgente dietro le orecchie e mi dici…o ci provi:” eh ma quì, dico, ma come..e …la madonna come si inserisce quì il coso..si il biglietto”. Io che ti aiuto e, solo a quel punto, vedo un alone nero introno all’occhio destro. Classico risultato di un jab in pieno volto..Te ringrazi, io saluto e via..

Eppure il più intenso tra i ricordi fu in un giorno di calcio.. Un’estate torrida: giugno ’83.

Mundialito per clubs, San Siro, ovviamente. Era per noi il solito, tremendo anno di transizione. Boia, ne abbiamo avuti di questi anni, non ultimo quello in corso.

San Siro era pieno come un uovo. Posti non ce n’erano, per cui vengo dirottato verso curve a me non consone: in pratica confinavo con la Fossa. Prima partita: Inter Penarol: 1-2. Classico, no.

Secondo match, le Merde A, contro le Merde B: Mian vs Juve.

A pochi minuti dall’inizio un vociare appena sopra di me. Mi alzo, come tutti. E dalla Sud sale un coro, che poco c’azzecca. Inizialmente non colgo, voglio dire, coglioni lo sono sempre stati, questa è l’ennesima dimostrazione che tra Noi e loro un sostanziale gap c’è. E’ evidente, lampante, cristallino. Poi pero’ un nome su tutti si erge…Enzo..Enzo…EnzoENZO….

Mi volto, stravolto, e dico a mio padre”: ueh va quel “pirla” del Jannacci.

E lui dieci fila sopra di me che si sbraccia, si scatena in un coro, poi ripreso da Fossa e Brigate.. Un delirio. Un saluto. Un omaggio….

Ciao Enzo…cugino, amico, Maestro…

Ciao, sta ben…

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VINCENZINO E LA FABBRICAultima modifica: 2013-03-30T21:25:00+01:00da bjuniors
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